I “segreti” del Koryu Uchinadi – seconda parte

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Okinawa

di Patrick McCarthy
traduzione di Marco Forti

SECONDA PARTE
la prima parte è raggiungibile cliccando qui!

Riconoscere le singole parti aiuta a comprendere l’intero.

Il Karate-dō può essere considerato secondo diversi punti di vista ed essere avvicinato in molti modi. Ritengo che riconoscere le sue parti contribuisca a dissiparne l’ambiguità e a meglio comprenderne la sua interezza.

A seconda dei punti di vista il Karate-dō può essere considerato principalmente come 1) un’interessante alternativa ai metodi occidentali di preparazione fisica, 2) uno sport regolamentato e sfidante, 3) una valida forma di autodifesa, limitata solo dalla comprensione dei suoi temi difensivi e dei suoi principi applicativi, 4) un modo di migliorare la propria vita quotidiana attraverso uno studio unico che comprenda un metodo difensivo ritualizzato, arricchito da una filosofia morale e sottolineato da pratiche introspettive, 5) una forma di business remunerativa.

Stereotipi: dissipare i miti

Uno dei miti più diffusi è la convinzione che i pionieri Okinawensi/Giapponesi del Karate conoscessero tutto sull’arte di origine cinese reinterpretata ad Okinawa (Ryukyu Kenpo Toudi-jutsu).

La cruda verità è che non è così.

È sufficiente studiare la vera storia collegata a questo fenomeno e la sua conseguente evoluzione, quindi comparare e valutare queste eredità per scoprire i limiti delle loro interpretazioni indipendenti.

Comunque noi, in Occidente, amiamo ascoltare storie dei piccoli vecchi maestri che

Inoltre, in quasi quarant’anni di allenamento, la mia esperienza ha sempre confermato che gli allievi occidentali tendono a mettere i loro insegnanti giapponesi/okinawensi su un piedistallo e non prendono nemmeno in considerazione il fatto di confrontarli con controparti occidentali.

Un altro dei principali miti perpetuati nel mondo del Karate oggi è la convinzione che “se non lo hai appreso da un sensei giapponese/okinawense non è vero karate … cosa che naturalmente non è vera!

Ora, prima che qualcuno si senta offeso dai miei commenti o pensi che stia propagandando qualcosa, lasciatemi chiarire il punto: secondo la mia opinione nessuna razza o nazionalità ha il monopolio della comprensione o dell’insegnamento di questa arte, tantomeno i Giapponesi. Nessuno sta dicendo che non ci siano grandi insegnanti giapponesi o okinawensi, sto solo affermando che è tempo che vengano riconosciuti  gli eccellenti insegnanti occidentali che hanno aperto nuove vie alla comprensione dell’Arte(1).

L’antropologo Joe Campbell, in relazione a questo tipo di stereotipi, scrive: «un esperto orientale di una tradizione orientale riceverà, proprio in virtù della sua razza/nazionalità, maggior rispetto nel suo campo di qualsiasi controparte occidentale». La verità è che la maestria di quest’arte trascende la razza e la nazionalità, questo è il messaggio che dobbiamo diffondere invece di perpetuare un mito che sostiene il contrario.

 «L’abilità di un valido insegnante non consiste nel trasferimento di informazioni ma nella capacità di risvegliare la mente dello studente.»

Ogni generazione produce innovatori che, nello sforzo di mantenere vive le proprie tradizioni, reinterpretano i principi immutabili sui quali esse si basano. Facendo ciò producono metodi più innovativi per trasmettere i medesimi principi (e raggiungere gli stessi risultati).

Questo fenomeno è sicuramente il prodotto dell’intera umanità e non di una sola cultura.

Gli stili, lo sport e la vecchia Via

Da veterano, agonista, ricercatore, autore e insegnante professionista, considero gli stili moderni, lo sport e l’infrastruttura della vecchia scuola come parti interrelate di un tutto più grande. Ho passato anni a studiare e sviluppare un metodo più semplice e funzionale attraverso cui integrare questi principi universali nell’infrastruttura dei curriculum di studio di ogni dōjō.

Ciò che rende lo studio di questi temi difensivi e principi applicativi così completo è che non prevede nessun impatto negativo sugli aspetti caratteristici di ciascuno stile. In questo modo si evita la minaccia e la paura associata al cambiamento e l’allievo può arrivare a meglio comprendere i propri kata.

L’IRKRS è sinceramente impegnata a diffondere a tutti gli interessati queste conoscenze che potrebbero altrimenti restare nascoste, così come lo sono state per me per così tanti anni.

Imparare a pescare per nutrire se stessi

Quando penso all’influenza negativa che il protezionismo e l’animosità politica esercitano sugli allievi, che potrebbero altrimenti raggiungere risultati totalmente diversi conoscendo la verità, mi viene in mente una storia che vorrei condividere con voi.

La storia è ambientata in un villaggio di un antico regno. Gli abitanti del villaggio dipendevano totalmente dal governo locale per il loro sostentamento. Tutti i giorni, per generazioni, ogni capofamiglia era tenuto a presentarsi dal rappresentante governativo per pagare i tributi e ricevere in cambio uno o due pesci che servivano a sfamare la propria famiglia. Talvolta quello che ricevevano non bastava ma chi chiedeva di più o si lamentava veniva spesso punito o isolato. A memoria d’uomo il governatore e i suoi predecessori avevano sempre mantenuto il controllo totale sul popolo in questo modo.

Imparare a pescare per nutrire se stessiUn giorno, un viaggiatore che veniva da lontano arrivò nel villaggio. Prendendo a cuore i loro problemi, lo straniero promise di insegnar loro a pescare in modo che potessero provvedere direttamente al loro sostentamento.

Quando il governatore venne informato delle intenzioni dell’uomo, lo derise pubblicamente affermando che la sua idea era assurda. Privatamente però ordinò ai suoi uomini di fare tutto quello che era in loro potere per impedire allo straniero di portare a termine la sua missione.

Quando gli abitanti impararono a pescare divennero indipendenti e smisero di pagare i tributi non necessari.

Comunque dato che il governatore ed i suoi predecessori avevano guidato il villaggio per molto tempo, nessuno ne mise in dubbio l’autorità e tutti continuarono a sostenerlo.

Solo dopo aver scoperto che il governatore, al fine di proteggere la sua posizione, aveva cercato di calunniare e ostracizzare il viaggiatore, gli abitanti persero il rispetto della loro guida e se ne andarono per stabilire un nuovo villaggio altrove.

L’origine degli atteggiamenti mentali

Non credo sia necessario aver studiato scienze politiche o epistemologia per capire come e perché gruppi con forti interessi personali e doppi fini tramino e perpetuino preconcetti impedendo il processo di apprendimento ed il progresso dell’arte.

L’avidità, il profitto e il controllo hanno sempre fornito ampie motivazioni a tali comportamenti.

Sospetto che la ragione principale per cui persone rispettabili continuino a supportare queste assurdità sia da ricercarsi nella pura ingenuità, nella paura o in entrambe le cose.

Sono sempre esistite schiere di appassionati che prendono le cose per come appaiono o si fidano ciecamente di cinici arrivisti guidati solo da interessi personali.

Dopo anni di ricerche mi è apparso evidente che le risposte che stavo cercando non potevano provenire da queste “autorità”.

Cercare le rispostePoiché non ero più disposto a tollerare: 1) manipolazioni politiche, 2) enfasi posta su servilismi personali, 3) diffusa ristrettezza di vedute, 4) ignoranza, 5) gruppi di potere, 6) protezionismo, 7) metodi di insegnamento superati (non mi riferisco alle tradizioni accettate ma piuttosto a pratiche malsane, fisicamente dannose ed incoerenti), ho lasciato per sempre questi gruppi nello sforzo di ricercare la vera storia, l’evoluzione e l’applicazione tecnica del Karate Do.

Mi sono quindi trasferito in Giappone dove ho vissuto a lungo e dove i miei sforzi e le mie ricerche mi hanno messo in contatto con le maggiori autorità riconosciute del Karate e del Kobudo.

All’epoca nessun altro ricercatore era riuscito a raggiungere questo risultato.

Per quanto abbia profondamente apprezzato i bei momenti vissuti e i saggi consigli che molte di quelle autorità hanno generosamente condiviso con me, purtroppo, mi è risultato altrettanto evidente quale fosse la fonte da dove originava la ristrettezza di vedute che avevo sempre contrastato.

A seguito della pubblicazione delle conclusioni tratte dai miei studi, iniziai ad attrarre un seguito internazionale di praticanti entusiasti. Queste teorie nuove ed importanti spinsero molti appassionati a mettere in discussione le “verità” preesistenti e ad approfondire la storia e le teorie della nostra tradizione.

Nel fare questo stavo sfidando apertamente i gruppi di potere e la mentalità protezionista.

Non avevo pensato nemmeno per un momento che l’introduzione delle mie teorie, in questo contesto politico, sarebbe stata cosa semplice e senza opposizioni … e avevo ragione!

Dopo essere stato io stesso vittima di attacchi da parte di gruppi o individui che difendevano posizioni opposte, posso solo ora dire di apprezzare appieno l’enorme risolutezza che i primi pionieri dell’arte devono aver avuto quando hanno introdotto i loro insegnamenti in un contesto sicuramente più inflessibile di quello attuale.

Confortevolmente annidate nell’ignoranza e nell’avidità, le armi scelte in questo furtivo conflitto sono il sofisma – la pratica di presentare argomenti che appaiono credibili ma sono in realtà falsi e fuorvianti – e l’insinuazione. In poche parole l’obiettivo di questa sforzo era quello di insinuare dubbi e screditare qualsiasi fonte che mettesse in dubbio la veridicità delle “autorità incontrastate”. Naturalmente questo include in particolare la volontà di controllo, gli interessi personali e la mentalità protezionista dei gruppi di potere(2).

I preconcetti e gli atteggiamenti ostili più diffusi contro cui mi sono trovato a dover lottare negli anni sono quelli riassumibili dalle seguenti frasi:

  1. se non sei con il NOSTRO gruppo (o in un gruppo che controlliamo) non sei nulla e non vali nulla e faremo di tutto per diffondere questa convinzione ovunque il nostro gruppo di potere sia in grado di esercitare la sua influenza;
  2. se metti in dubbio la NOSTRA autorità (anche se noi non abbiamo nessuna risposta) ti ostacoleremo (dietro le spalle ovviamente) e faremo di tutto per diffondere questa convinzione ovunque il nostro gruppo di potere sia in grado di esercitare la sua influenza;
  3. solo NOI siamo gli esperti, o quelli che NOI supportiamo, per cui che senso ha sbattersi per essere qualcosa che non potrai mai essere? E noi faremo di tutto per diffondere questa convinzione ovunque il nostro gruppo di potere sia in grado di esercitare la sua influenza;
  4. se non hai imparato da NOI, sei incapace, ipocrita e falso e faremo di tutto per screditarti ovunque il nostro gruppo di potere sia in grado di esercitare la sua influenza;
  5. siccome il maestro Tal dei Tali mi ha raccontato questo … DEVE essere vero! Comunque anche se non è vero noi continueremo ad utilizzare questo argomento contro di te perché «come puoi tu saperne di più del MIO MAESTRO?» E in più noi faremo di tutto per diffondere questa convinzione ovunque il nostro gruppo di potere sia in grado di esercitare la sua influenza;
  6. se non sei di Okinawa o Giapponese cosa potrai mai saperne di Karate o Kobudo?  Noi faremo di tutto per diffondere questa convinzione ovunque il nostro gruppo di potere sia in grado di esercitare la sua influenza;
  7. se la tua sede centrale non è in Giappone / Okinawa come la nostra allora semplicemente non sei “autentico”.
  8. Stai attento qui perché il MAESTRO potrebbe cadere dal piedistallo su cui l’abbiamo messo e schiacciarti  🙂 Stavo solo controllando che stessi ancora leggendo questa pagina…
  9. continueremo a coltivare vigorosamente il nostro sistema clientelare, il nostro sistema a due pesi e due misure, i nostri doppi fini, sperando che tu non riesca a superarli. E se comunque dovessi riuscirci noi prenderemo ufficialmente le distanze da te in modo che la nostra campagna denigratoria abbia un impatto ancor più efficace ne tentativo di screditarti. E faremo di tutto per diffondere questa convinzione ovunque il nostro gruppo di potere sia in grado di esercitare la sua influenza.

Tra questi atteggiamenti, quello che trovo particolarmente inquietante è come qualcuno possa essere così apparentemente rispettato e ammirato nel momento in cui appoggia un determinato gruppo o scopo per poi venire immediatamente calunniato, screditato e ostracizzato dalle stesse persone quando scopre e supporta verità che non coincidono più con quelle propagandate dal gruppo stesso.

Mi chiedo se questo comportamento sia il medesimo che ha portato Bushi Matsumura ad affermare, «a tutti coloro il cui progresso viene ostacolato dal proprio ego, possa l’umiltà, pietra angolare spirituale su cui poggia l’Arte del Karate, servire da monito per anteporre sempre le virtù ai vizi, i valori alla vanità ed i principi alle personalità»?

È per me evidente che la nostra tradizione è plagiata dai problemi filosofici che cerca di sradicare. Per quanto profondamente possa cercare, non posso trovare qualità onorevoli nel tipo di atteggiamento mentale  inflessibile sopra descritto.

Non fu peraltro lo stesso Bruce Lee ad affermare: «A cosa saremmo arrivati se ci fossimo limitati a fare ciò che i nostri critici si aspettavano da noi?»

Patrick McCarthyInsieme a sostegno degli obiettivi comuni

 

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NOTE

(1) È semplicemente assurdo pensare che tutti i maestri di Karate o Kobudo giapponesi o di Okinawa siano incompetenti. Non è vero e nessuno sta affermando nulla del genere. Tuttavia, sostenere che la nazionalità o il lignaggio possano da soli fare di un uomo un grande maestro è un’assurdità e perpetuare questo mito impedisce il processo di apprendimento. Ricordo le parole del Grande Maestro Nagamine Shoshin, uno dei più grandi pionieri del Karate di Okinawa, quando mi disse «abbiamo tanti personaggi falsi, ipocriti ed incapaci qui ad Okinawa, quanti ne avete voi in Occidente».

(2) Quando parliamo dell’eclettismo e dei cambiamenti in corso nell’ambito del panorama del Karate moderno, la nozione di revisionismo è accolta con una reazione sostanzialmente negativa. Tale ricorso tuttavia non è del tutto inatteso. Molte organizzazioni che usano spiegazioni esoteriche e atteggiamenti ambigui o dittatoriali, fanno ricorso al revisionismo per contrastare la critiche e delegittimare / screditare chiunque sostenga un diverso punto di vista. Non c’è nulla di nuovo in queste tattiche usate da tempo in molti contesti, tanto che non stupisce ritrovarle anche nel mondo del Karate.  In effetti dovremmo forse aspettarci di trovarle ancor più spesso considerando il modo in cui alcuni personaggi sono stati divinizzati dai praticanti di certe tradizioni e ricordando i considerevoli interessi finanziari legati alla commercializzazione dei loro prodotti e al mantenimento dello status quo. In fondo per chi cerca di controllare la pratica attraverso un sistema di licenze e autorizzazioni, chiunque operi apertamente al di fuori di tali autorizzazioni costituisce una minaccia.

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