Alle origini del “Karate Ni Sente Nashi”

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Lapide commemorativa di Gichin Funakoshi al tempio Enkakuji a Kita Kamakura

Sono stati versati veri e propri fiumi di inchiostro nel tentativo di dare un significato univoco a questo precetto, poco si sa invece della sua origine storica, da molti fatta risalire a chi lo rese famoso, vale a dire al maestro Funakoshi.

Hanshi Patrick McCarthy ne suggerisce in questo articolo un’interessante ipotesi:

articolo di Patrick McCarthy
traduzione di: Marco Forti
Questa traduzione è stata espressamente autorizzata dall’autore
(la riproduzione di questo testo è consentita solo con il consenso scritto dell’autore)

Qualcuno di voi sa da dove deriva l’espressione «Karate ni sente nashi» (空手に先手なし – letteralmente: non c’è primo attacco nel karate)? Io sì!

La prima volta che sentii questa espressione fu nel dojo del mio primo sensei, molti anni fa. Mentre insegnava, il mio maestro di allora spesso citava Funakoshi Gichin (1868-1957), uno dei pionieri di Okinawa a cui si deve la divulgazione del Karate moderno in Giappone.

Parlando di etica e filosofia morale, il maestro era solito affermare che l’espressione “Karate ni sente nashi” non solo identificava il comportamento non aggressivo ma, cosa ancor più importante, sottolineava l’importanza del vivere in armonia con gli altri esseri umani.

Grazie a ricerche successive fui in grado di tracciare l’origine del precetto “ni sente nashi” al periodo Muromachi (1338-1573), e precisamente al monaco zen Muso Soseki (1275-1351), fondatore del Tempio Tenryu di Kyoto.

Insegnante di non meno di sette Imperatori, seguace della setta Rinzai del Buddhismo, Muso ebbe una profonda influenza sull’intera comunità Zen giapponese per tutto il periodo Muromachi.

L’origine del “ni sente nashi” (non colpire per primo) si svelò durante un caldo pomeriggio mentre Muso si trovava su un piccolo battello lungo un fiume nell’antica capitale Kyoto. Il barcaiolo colpì inavvertitamente il volto di Muso con il remo e un guerriero Samurai che stava viaggiando sullo stesso battello si alzò di scatto per reagire. Muso, nonostante la gravità della ferita, gli ordinò indignato di non colpire.

Dopo essersi ripreso Muso disse calmo: «venire colpito e colpire sono nulla più che illusioni che durano un momento. Non colpire per primo.»

Tra i cinque templi Rinzai più antichi di Okinawa c’è l’Ankokuji, situato nel villaggio Samukawa a Shuri.

La sua costruzione risale al 1450, periodo in cui gli insegnamenti di Muso avevano ancora un grande impatto sugli Uchinanchu (Okinawensi).

Si dice che lo stesso Bushi Matsumura Chikudoun Pechin Sokon (1809-1899), cresciuto nel villaggio di Samukawa e frequentatore del tempio Ankakuji, fosse profondamente ispirato dagli insegnamenti di Muso Soseki.

Il mio maestro, Kinjo Hiroshi, nato nel 1919, mi raccontò che fu Bushi Matsumura, già anziano, ad affermare per primo “toudi ni sente nashi” (non c’è primo attacco nel toudi).

Ha senso pensare che lo stesso Funakoshi, anch’egli cresciuto nei pressi del villaggio di Samukawa e fervido seguace della setta Rinzai, abbia frequentato come già Matsumura, il tempio Ankokuji. Quando Funakoshi si stabilì a Tokyo divenne sostenitore devoto della setta Rinzai al tempio Enkakuji a Kita Kamakura.

Nel 1968, undici anni dopo la morte di Funakoshi, venne eretto un memoriale in suo onore proprio al tempio Enkakuji a Kita Kamakura. Su una delle due lapidi commemorative, riprodotta nella foto in alto, è riportata la frase “karate ni sente nashi”, che sintetizza la visione del maestro sul futuro del karatedo.

Avendo visitato molte volte quel luogo e avendo avuto l’opportunità di conversare con il priore Suzuki Kakuzen, ho ragione di ritenere che Funakoshi sia stato introdotto agli insegnamenti di Muso e al precetto “ni sente nashi” ad Okinawa, quando iniziò la pratica del Toudi.

Profondamente attento alla spiritualità, Bushi Matsumura era solito affermare che «l’umiltà, pietra angolare sulla quale si fondano le tradizioni del combattimento, deve servire a ricordarci di anteporre sempre la virtù al vizio, i valori alla vanità ed i principi alle personalità».
Un altro vecchio proverbio citato spesso da Matsumura era «tatakawazu shite katsu» (vincere senza disputa), a suo avviso il più alto livello che un guerriero potesse raggiungere.

Tra i suoi successori fu il maestro Gichin Funakoshi a rendere popolare questo importante precetto, nello sforzo di contribuire a dare forma al comportamento morale di chi abbraccia questa antica disciplina, evitando che si fraintenda l’essenza del karate-do.

Patrick McCarthy

 


Copyright © Patrick McCarthy
traduzione di: Marco Forti
Questa traduzione è stata espressamente autorizzata dall’autore
(la riproduzione di questo testo è consentita solo con il consenso scritto dell’autore)

 

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